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Personale, turni, risorse, modelli: tutto su misura del case mix

E’ indispensabile adeguare i modelli organizzativi proposti alle strutture residenziali alla complessità degli ospiti accolti e al case-mix.

Lo ha ribadito Uneba Friuli Venezia Giulia, con il presidente Matteo Sabini, intervenuto alla Conferenza di consensus finale del progetto CCM 2023 sul tema “Strumenti operativi per la prevenzione ed il controllo delle infezioni correlate all’assistenza”.

“Noi di Uneba Friuli Venezia Giulia siamo favorevoli ad alzare il livello della qualità e della sicurezza – ha detto Sabini – . Ma per farlo davvero occorre riconoscere che la complessità dell’ospite anziano non è un dato accessorio: e il criterio con cui vanno disegnati organizzazione, personale, formazione, governo clinico e sostenibilità economica”.

Infatti, ricorda Uneba Friuli Venezia Giulia, due strutture con lo stesso numero di posti letto possono avere carichi assistenziali completamente diversi.

Demenze avanzate, disturbi del comportamento, disfagia, allettamento, lesioni, rischio cadute, infezioni, instabilità clinica, uso di dispositivi, necessita di isolamento o rapporti frequenti con ospedale e famiglie possono alterare radicalmente il carico assistenziale.

Secondo Uneba Fvg adeguare il modello organizzativo al case-mix significa, in concreto:

  1. leggere sistematicamente la complessità degli ospiti, in modo che la valutazione del bisogno orienti turni, presenze, priorità assistenziali, formazione e coordinamento

  2. costruire un mix professionale coerente: non solo più personale in senso quantitativo, ma il personale giusto 

  3. rafforzare il governo clinico, con presenza stabile dei medici di medicina generale e con un ruolo del direttore sanitario più orientato a prevenzione, controllo delle infezioni, sicurezza delle cure e coordinamento multi-professionale

  4. collegare standard e risorse: se cresce la complessità, devono crescere anche strumenti, competenze, formazione, tariffe e possibilità organizzative

“Per una struttura – dice Sabini – questo vuol dire rivedere i turni non solo sulla copertura minima, ma sui picchi di bisogno; distinguere i nuclei in base all’intensità assistenziale; prevedere formazione mirata su infezioni, demenze, disturbi comportamentali, rischio cadute e gestione dei dispositivi; rafforzare le consegne tra professionisti; migliorare il raccordo con ospedale, distretto, MMG e famiglie; usare indicatori non solo economici, ma anche clinici, organizzativi e di benessere del personale”.